chi siamo

Livia Muto Nardone
Con 30 anni di turismo alle spalle, dei quali 20 trascorsi tra il Venezuela ed i Caraibi come Destination manager, sono Project Manager (PM4SD) di Sviluppo Sostenibile per il Turismo.
Vivere in più paesi, a contatto con culture diverse, mi ha fornito una visione più ampia e all’avanguardia di come “fare turismo”, motivandomi ad acquisire le competenze necessarie per essere, già nel 2014, in Italia una delle prime persone a parlare di sostenibilità applicata al turismo e a differenziarla dal turismo sostenibile.
Attualmente seguo progetti legati al PNRR e collaboro come auditor, coach e trainer per diverse organizzazioni internazionali legate al mondo delle certificazioni, riconosciute dal GSTC.
Attraverso l’attività di consulenza e di formazione di Softtourism cerco di rendere la Sostenibilità meno “scienza” e più strumento pratico, per qualificare la filiera e adeguare l’offerta turistica italiana a una domanda sempre più attenta al proprio impatto ambientale e alle questioni di responsabilità sociale.
La Sostenibilità rappresenta per ogni tipo di attività turistica non solo una straordinaria opportunità di business, ma anche un driver strategico per rinnovarsi, differenziarsi e narrarsi.
Conoscere e saper applicare le “buone pratiche” di gestione sostenibile significa ottimizzare costi e benefici della propria attività ed accedere più facilmente ai fondi europei e al credito in generale.
Orientarsi tra le certificazioni internazionali e riuscire a “contaminare” la propria attività turistica con iniziative che contribuiscano ai 17 Goals dell’Agenda 2030, risulteranno mosse vincenti per le aziende e le destinazioni per diventare riconoscibili, poter intercettare i target più giovani, posizionarsi su nuovi mercati e consolidare gli acquisiti, garantendo una nuova qualità fatta di etica e trasparenza.
Optare per intraprendere oggi il cammino della Sostenibilità, significa non farsi trovare impreparati domani, quando il carattere volontario delle norme in materia cederà il passo all’obbligatorietà, in nome di un sano e più equo modello di sviluppo economico che continuiamo a voler ignorare.